201609145_5 Cinema, Recensione

Le cose che verranno – L’avenir – Recensione


Sinossi

Nathalie (Isabelle Huppert) insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l’idealismo giovanile “nell’ambizione più modesta di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste” e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione.
Sposata, due figli, e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un’altra donna e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un’inaspettata libertà.
Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita.

Recensione

Mia Hansen-Løve firma per immagini una poesia che eleva la cultura come parte inscindibile dell’animo umano, la pone come unica panacea alle traversate della vita.
La libertà tanto anelata, che passa necessariamente dal dolore, arriva inaspettata e ha un sapore completamente nuovo che inebria Nathalie.
Per esprimere questo sentimento la Hansen-Løve realizza sinuosi movimenti di macchina che paiono come abbracciare la protagonista in una danza dove la colonna sonora s’incastra magistralmente.
Quest’opera dimostra come il cinema, (certo cinema) sia vivo e reattivo, e riesca a guardare ai rapporti umani con grazia e sincerità.
Un cinema che s’insinua nelle pieghe del quotidiano, con uno sguardo “puro”, che racconta ma non svela, procede (come la vita) per sbalzi, vuoti, incongruenze, dolori.
Si possono raccontare lo stupore? La meraviglia? I moti dell’animo?
Mia Hansen-Løve pare riuscirci, con indiscutibile eleganza formale filma l’interiorità in divenire dei suoi protagonisti e li accompagna con amore.
Il soggetto, che prende spunto dalla sua biografia, è sviluppato in modo da non essere mai banale, il tempo pare essere quello necessario al completamento dell’azione e la fotografia naturalistica incanta quando riprende la splendida Bretagna, contraltare poetico di Nathalie.

ttc_11-minLa sequenza della lezione che la professoressa fa all’aperto ai suoi studenti, una sorta di Colazione sull’erba, guarda ancora una volta all’arte, in questo caso pittorica, e pare rimandare al gusto impressionista con cui la regista ha scelto di girare.
I libri, una specie di biblioteca dell’anima per Nathalie evidenziano l’eterna possibilità di ricominciare traendo forza dalle nostre passioni, avendo fiducia ne Le cose che verranno.
Nelle sale italiane dal 20 aprile 2017 distribuito da Satine Film Distribuzione.

Vittorio Zenardi 


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