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Semplicemente “Jobs”


 

Si può rendere omaggio ad una figure illustra dei nostri tempi facendone un film? Impresa ardua, difficile, la possibilità di fare flop è alta perché, se carichi di aspettative fan e beniamini di un personaggio, quelle aspettative bisogna poi soddisfarle in pieno con la consapevolezza che anche facendo il più brillante dei film, nel cuore di questi fan non avranno mai reso davvero giustizia alla figura a cui è ispirato.

Se poi i fan e i beniamini sono quelli di Steve Jobs, allora l’impresa è da veri temerari.

Uscito nelle sale il 14 novembre, “Jobs”, ultimo film nato in tema biopic, regia di Joshua Michael Stern, ha incuriosito moltissime persone con la voglia di vedere il genio di casa Apple raccontato sul grande schermo.

Il film ripercorre una buona parte della sua carriera sin da quando Steve Jobs non era ancora il Signor Apple: si apre con una scena ambientata nel 2001 quando fervono i preparativi per il rivoluzionario I-Pod, pochi frammenti e poi un salto nel passato,agli anni 70 quando Jobs riceve un primo incarico da 5000 dollari. Ed’ questa la prima occasione sfruttata da Stern per mettere in evidenza l’egocentrismo e l’egoismo dello Steve Jobs che non t’aspetti, quello che contattata l’amico d’infanzia Steve Wozniak per collaborare al progetto e anziché dirgli la cifra esatta del guadagno, afferma che riceveranno solo 700 dollari da dividere in parti uguali.

Bel riconoscimento per l’amico che lo aiuterà ad assemblare il primo computer nel garage di casa!

Difficile ingoiare questo aspetto della sua personalità, ma la storia racconta che ogni genio ha quel pizzico di egoismo che lo caratterizza e che soprattutto lo porta al successo.Cosi il film segue l’escalation della sua carriera: dagli anni passati in Apple prima di essere cacciato via per una divergenza con il CEO John Sculley, per poi passare da Lisa a Machintosh, il tutto mentre il giovane Steve si concede agli amori liberi, non disdegna le droghe leggere e compie insoliti viaggi in India. Chiude la pellicola la scena del suo famoso ritorno in Apple che sarà poi il punto di svolta più importante della sua carriera.

Come abbiamo premesso, rendere giustizia ad una figura cosi complessa in poco più di due ore è un’impresa ardua, la figura di Steve Jobs è stata ed è ancora d’ispirazione per molti giovani che più che come uomo disposto a tutto per avere successo e portare avanti le sue folli e geniali idee preferiscono ricordarlo con quel discorso che incantò tutti, rivolti ai laureati di Stanford a cui augurò di essere folli e affamati, “stay hungry, stay foolish”.

Ed’ questo il motivo per cui il film non dovrebbe essere soggetto a molte critiche; certo si poteva fare di meglio, basti pensare a “The Social Network” decisamente meglio riuscito, ma raccontare la nascita di Facebook, senza voler ridurre il merito di Mark Zuckerberg che certamente ha rivoluzionato il modo di comunicare dei giovani, non è come raccontare la storia di una vita interamente votata alla ricerca dell’innovazione, inseguendo un sogno che avrebbe fatto sognare molti altri.

In conclusione, il film probabilmente delude perché le aspettative sono all’altezza del sogno, molto alte, ma nel complesso passano due ore piacevoli che raccontano aspetti a volte sconosciuto di qualcuno che è stato tra gli uomini più influenti dell’era moderna,

 


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