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Intervista a Luca Janovitz


Con il video del suo ultimo singolo, “Ultramondi”, ha vinto il premio speciale Plindo dei Pivi, il riconoscimento per i migliori videoclip indipendenti che viene attribuito ogni anno dal Mei: conosciamo meglio Luca Janovitz, cantautore fiorentino giunto al suo secondo disco.

Ciao Luca e benvenuto su What’s Up. Iniziamo subito con qualche domanda per conoscere meglio te e i tuoi lavori, quindi. Quando hai mosso i tuoi primi passi nel mondo della musica?

Ho iniziato a suonare a Firenze negli anni 90, negli ambienti underground, ed ho sempre suonato le mie canzoni, non ho mai fatto cover. La svolta l’ho avuta nel 2008 quando Mario Fabiani, grande arrangiatore e autore di numerosi brani divenuti famosi, mi chiamò per propormi di fare un disco con la sua casa discografica che aveva aperto da poco. Tutto è partito in quel momento, scrissi il brano “Morirò a settembre” e l’ho portato in giro ai festival della musica indipendente riscuotendo un discreto successo, nel 2010 seguì il video tratto dalla canzone finalmente nel 2012 il primo disco: “One Day Only, Nov 23”.

Una curiosità spontanea: perché questo titolo?

E’ un aneddoto abbastanza curioso! Il titolo è quello che compare sulla copertina del disco, è fatta interamente a meno da una mia amica che l’ha disegnata e rappresenta la locandina di uno spettacolo circense che doveva svolgersi il 23 novembre, il giorno del mio compleanno. AL disco avevamo deciso di dare il mio nome, chiamarlo “Luca Janovitz”, ma quando lo abbiamo pubblicato sulle varie piattaforme online, ci è stato detto che quello che c’era scritto in copertina doveva essere anche il nome dell’album. Di cambiare la copertina non se ne parlava proprio, e quindi ecco da dove è nato il titolo.

Cosa volevi comunicare quando hai scritto “Ultramondi”?

Ultramondi è una canzone che parla di ricerca, protagonista è un argonauta che viaggia verso mondi migliori, in realtà è un viaggiatore degli stati d’animo. Viene da un “mondo pallido e sbiadito”, come dice la canzone, e cerca un mondo fertile e splendente. Dopo tanto viaggiare finalmente trova la sua perfetta ambientazione.

Con il singolo “Ultramondi” tratto dall’omonimo EP hai vinto il Premio Speciale Plindo ai Pivi che ti verrà consegnato nei prossimi giorni a Pistoia. Come hai accolto la notizia?

E’ stata una soddisfazione grandissima soprattutto perché il video è fatto da amici, nessun professionista. E’ stato girato a fine luglio a Firenze con materiale di riciclo (sd esempio il casco dell’argonauta è tratto da un pezzo di motorino!), altro che morirò a settembre, qui parliamo di sopravvivere! Scherzi a parte, devo ringraziare in particolare due miei amici artisti, Marco ballerini e Eugenio Casini per l’aiuto che mi hanno dato, facendo a mano anche tutti i costumi, e l’attrice Eleonora Cappelletti per aver partecipato.

Quanto è importante per te il messaggio visivo?

E’ molto importante, soprattutto al giorno d’oggi. Un’immagine arriva subito e aiuta farti conoscere, inoltre ti da la possibilità di coinvolgere molte persone. La realizzazione del video mi ha infatti permesso dirivolgermi ad artisti che hanno dipinto a mano molte cose,tutti professionisti che hanno il giusto spirito d’intraprendenza.

Il tuo secondo disco Ultramondi è uscito a distanza di un anno dal primo, quanto è cambiata la tua musica in quest’arco di tempo?

Qualcosa è sicuramente cambiato. Il primo disco era una sorta di raccolta antologica, racchiudeva canzoni scritte in un periodo di tempo molto lungo, parliamo di anni e anni, alcune sono vecchie anche di 18 anni. In Ultramondi ci sono canzoni frutto del tempo che vivo ora e anche l’arrangiamento musicale è diverso. Ad esempio grazie al fatto che negli ultimi anni ho compiuto numerosi viaggi a Zanzibar alcune canzoni dell’ultimo disco, come “Eden”, sono di ambientazione etnica.

C’è un genere o un artista a cui ti ispiri?

Ne ho più di uno, paradossalmente ti potrei dire  che mi ispiro a Mozart, che secondo me è il primo artista pop, inteso come popolare. Con questo non voglio assolutamente paragonarmi a lui, sia chiaro, dico solo che mi piace spaziare tra i generi. In generale però mi ritrovo nella scuola dei cantautori italiani degli anni 70, come Vecchioni, Branduardi, Fossati o Dalla.

Con chi ti piacerebbe duettare?

Renato Zero, assolutamente! Duettare con lui per me sarebbe n sogno.

Oggi il mercato musicale è molto competitivo, cosa pensi ti differenzi dagli altri?

SLa capacità di scrivere testi anticonformisti e abbinarli ad una musica che invece è molto orecchiabile, più commerciale.

Progetti per il futuro?

Mi piacerebbe molto continuare a fare musica, ma il mio pallino è quello di poter fare un live un po’ speciale, una sorta di spettacolo polifunzionale. Un “circo delle arti” dove possano incontrarsi musica, pittura, teatro e altro, mi piacerebbe portare in tour uno spettacolo del genere, ma non mi interessano i grandi palcoscenici, vorrei avere anche solo 15 persone ma che fossero realmente interessate allo spettacolo.

In bocca al lupo Luca, e grazie!

Dorotea De Vito

 

 


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