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Quattro chiacchiere con Federico Moccia


Non è un attore di fiction, né l’ultimo cantante di tendenza ma le ragazze impazziscono per lui. Nei suoi romanzi regala sogni, racconta la bellezza dell’amore, quello più ingenuo e più puro, imprimendolo sulle pagine. Il fenomeno Federico Moccia è inarrestabile e, come di consueto, rivolge il suo sguardo alle mille sfaccettature del mondo giovanile nella sua spensieratezza, fino all’affacciarsi alla maturità. L’ultima fatica su carta stampata,“Quell’attimo di felicità”, ripercorre il cammino del giovane Nicco verso la consapevolezza dell’amore, quello che cresce col tempo e si libera di insicurezze e preconcetti, fino ad esprimersi in tutta la sua limpidezza. Dopo i lucchetti di Ho voglia di te, fenomeno che s’è impadronito di un’intera generazione in tutto il mondo, Federico espande i suoi orizzonti e, pur restando fedele alla sua poetica di Peter Pan, abbandona gli adolescenti per esplorare quello stupendo e stimolante mondo chiamato Università, dove la crescita dell’individuo verso orizzonti più consapevoli passa attraverso tante prove da superare, affascinanti proprio per la loro difficoltà. Uscito nelle sale il 26 settembre, Universitari – Molto Più Che Amici, racconta la storia di Carlo, Faraz e Alessandro, tre studenti fuori sede che, in maniera un po’ svogliata e incasinata, affrontano gli studi e l’indipendenza con la leggerezza e lo spirito di cameratismo tipico dei ragazzi di vent’anni, finché Emma, Chiara e Francesca non irrompono nella loro vita e nella loro casa aggiungendo bruscamente un…“tocco femminile”. Ed è così, tra lo studio e la convivenza, che i nostri sei protagonisti si prepareranno ad entrare lentamente nel mondo degli adulti.

Abbiamo incontrato Federico, poco prima dell’uscita del film, per rivolgergli qualche domanda e scoprire un po’ il suo mondo.

 

Ciao Federico, benvenuto su What’s Up. Parliamo della tua ultima esperienza cinematografica, Universitari. Un altro spaccato del mondo giovanile che ami tanto esplorare, ma stavolta in una diversa fascia d’età, quella dei 20anni, degli studenti fuori sede. Quanto c’è di autobiografico?

In realtà, molto nasce da ciò che ho ho vissuto nel mio periodo universitario. Io sono di Roma e ho frequentato la Sapienza ma i miei amici fuori sede mi invitavano spesso a casa loro, ai loro festini ed era bellissimo vederli vivere per la prima volta in maniera così indipendente, lontano da casa. Inoltre, tramite dati raccolti da interviste, ho cercato di rappresentare le storie di molti studenti, e i loro diversi caratteri. In molti potrebbero ritrovarcisi.

Nei tuoi film, oltre a diversi artisti navigati ( come Raoul Bova, Barbara De Rossi), è notevole la presenza attori esordienti o non ancora famosi. Quali sono i vantaggi e le difficoltà nel lavorare con ragazzi così “freschi”?

Nessuna difficoltà. Anzi, è stato bello vedere attori navigati, come ad esempio Primo Reggiani ( nel cast di Universitari, ndr), lasciarsi in qualche modo influenzare da questa “acerbità”e allo stesso tempo saper dare anche molti consigli. E’ stato molto bello vedere questo scambio. Trovo che l’entusiasmo di chi è alle prime armi sia davvero unico: la bellezza della prima volta, la passione negli occhi.

Sei passato da autore televisivo alla carta stampata; dai best seller al grande schermo; sei anche un figlio d’arte e hai esordito dietro la cinepresa come aiuto regista. Si può dire che il cinema fosse scritto nel tuo Destino?

Io mi auguro sempre di migliorare, magari di fare un film importante, che mi rappresenti appieno. Molti dei miei libri mi hanno davvero soddisfatto ma per il cinema sono molto critico. Mi piacerebbe fare di più e meglio. Non so se fosse scritto nel Destino ma mio padre ( il regista Pipolo, ndr) mi ha dato moltissimo, mi ha trasmesso la voglia di raccontare storie. Nel mio Destino c’era scritto soprattutto che io diventassi un sognatore.

Da Tre Metri Sopra Il Cielo ad Amore 14, passando per Scusa Ma Ti Chiamo Amore, è chiaro quanto ti interessi sottolineare che l’amore non ha età o appartenenza sociale. Quindi, cos’è l’amore per Federico Moccia?

L’amore è il motore che muove il mondo, quel sentimento che ci fa fare cose impensabili. Che sia per i figli, per il proprio uomo, la propria donna, i parenti, il proprio lavoro: l’importante è che l’amore ci sia.

E’ chiaro, fin dalla tua “apparizione pubblica” con Tre Metri Sopra Il Cielo, che hai moltissimo seguito. Si può dire che tu abbia influenzato un’intera generazione, per esempio con la questione del lucchetti. I tuoi romanzi vanno sempre a gonfie vele e anche il cinema ti sta dando soddisfazione. L’anno scorso sei persino diventato sindaco di Rosello, in provincia di Chieti, la città di tua moglie. Puoi affermare di sentirti realizzato? Come fai a restare con i piedi per terra?

Nella normale inquietudine dell’essere umano non ci si realizza mai totalmente. Non è una questione di avidità, semplicemente ci si muove in continuazione, si è curiosi, si ha sempre voglia di creare. Il mio primo libro è stato pubblicato a mie spese, l’ho scritto per passione e non avrei mai pensato che in pochi anni avrebbe praticamente fatto il giro del mondo. E’ una sensazione bellissima, per esempio, andare in Cina e vedere qualcuno che lo stringe tra le mani, che ha letto le tue parole. Non è il successo, è il sentirsi parte del mondo. Ma il massimo senso della bellezza, della creatività è sicuramente l’essere diventato padre. E’ qualcosa di incredibile, di indescrivibile, che non sarei mai capace di riprodurre su una pagina: è pura estasi. E’ una sensazione fortissima,come del resto potrebbe essere il dolore che si prova quando si perde una persona cara.

Un pensiero sulla situazione attuale sul mondo del cinema.

Mi piacerebbe che si tornasse al cinema più semplice, che non fosse troppo d’effetto, che racconti delle belle storie, affinché i giovani possano tornare ad appassionarsene. L’eccesso non mi piace. Bisognerebbe tornare a spaziare nei generi anche nel cinema italiano, a raccontare storie divertenti, ribelli, come Nanni Moretti ai tempi di Io Sono Un Autarchico. Credo che, però, noi italiani riusciamo sempre a sorprendere con la nostra capacità di rinnovarci e mi riferisco a registi come Tornatore, Sorrentino. Noi non siamo secondi a nessuno nel mondo.

Considerando la notevole esperienza nel campo dello spettacolo, cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole intraprendere questa strada?

Consiglierei di avere molta pazienza e di fare tanta gavetta. Io stesso, pur essendo figlio d’arte, ne ho fatta tantissima ma la cosa non mi è affatto dispiaciuta. Se hai passione, ami tutto ciò che fai, tutto ciò che impari, tutto ciò che vedi fare a chi è nel mestiere, che sia nel cinema, nella tv o nel teatro. In “Quell’attimo di felicità”, nato anche dal rapporto col mondo universitario, è pieno di questo atteggiamento di positività dei giovani nei confronti della vita. Questo è il mestiere dei sogni, non c’è spazio per la sola praticità.

Domanda di rito: progetti per il futuro?

Per ora sto gustando questo momento: la promozione del film, del nuovo libro, che mi piacerebbe far conoscere bene. Come regista teatrale sta anche per partire “Lui&Lei”, un lavoro molto carino e divertente con Gabriele Cirilli, Roberta Giarrusso e Federica Nargi. Mi piacerebbe riprendere a fare teatro, scriverlo e dirigerlo, perché mi manca tanto.

Denise Penna

 

 

 


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