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Intervista ai Jesus Was Homeless


 

Ciao ragazzi, benvenuti su What’s Up.

Il vostro ultimo disco, “The Message” sta riscuotendo grande successo, ed è da qui che vorremmo partire!

Siete la prima band italiana indipendente ad essere entrata nella classifica Fimi, quali sono state le vostre reazioni quando avete appreso la notizia?

Sconcerto sorpresa inquietudine ritrovamento benessere e di nuovo sconcerto.

Secondo voi a cosa è dovuto il merito di questo importante risultato?

Al lavoro portato avanti con dedizione durante tutti questi anni e all’idea di associare il nostro disco all’uscita di un videogioco. Quindi arrivare ai giovani attraverso un percorso alternativo.

“The Message” è uscito dopo quattro anni dal vostro ultimo lavoro. Cos’è cambiato in questo tempo, e soprattutto, la vostra musica è cambiata? Vi sentite più maturi?

Ci sentiamo diversi. La formazione ha avuto cambiamenti di line up, ma questo nel nostro caso non è esattamente negativo. C’è un filo conduttore nel progetto e i componenti cambiano col cambiare dell’esigenze della band.Al momento siamo stabili nella formazione che presentiamo nei live.

A livello musicale la ricerca continua e il sound diventa sempre più personale.Suoniamo con questo approccio e non per entrare in classifica o in rotazione radiofonica.

Un successo che avete sancito lo scorso settembre suonando per la prima volta al Gay Village di Roma, com’è stata quest’esperienza?

Ottima direi. Suonare al Gay Village oltre che essere un’ esperienza importante a livello di palco è statoa anche un’esperienza coinvolgente  per supportare le diverse sessualità e la libertà di espressione.

Siete riusciti in un’altra impresa importante, conquistando una fetta di pubblico che difficilmente gli italiani raggiungono, quello giapponese, e riuscendo a farvi produrre da una loro etichetta.  Come si è presentata quest’occasione?

Paradossalmente il nostro esordio è stato proprio in Giappone. Un anno dopo in Italia e nel resto del mondo.

La dinamica è stata semplice e diretta come dovrebbe essere. La Half tonic ha sentito il nostro materiale e si è innamorata. Da lì la release giapponese che ancora porta i suoi frutti.

A novembre vi esibirete a Berlino. Com’è suonare su un palco internazionale, in particolare a Berlino dove la musica underground è molto seguita?

E’ gratificante soprattutto per un gruppo che canta in inglese. Ma ancor più suonare dove il nostro genere non è considerato di nicchia è stimolante. E’ comunicare con qualcuno che parla la tua lingua.

Ci date una vostra opinione sulla scena musicale italiana?

Non credo che al momento ci sia una scena in Italia. Le band che suonano e portano avanti genuinamente un discorso artistico non sono minimamente supportate dall’industria e dalle strutture.

L’indie italiano è una sorta di Lobby, e comunque è privo di autenticità. Artisti italiani del panorama “rock” invece di supportare altri artisti o gruppi come succede nel resto del mondo si chiudono nel loro piccolo mondo, diventano gelosi ed egoisti e si comportano come Nick Cave non farebbe. L’italia è piena di finte band Rock e di finti cantanti rock. E’ tutto da rifare. Tutto.

 

In un periodo in cui il mercato discografico sembra essere esclusiva di pochi e la concorrenza è davvero alta, perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistare un vostro disco?

Perché persegue la filosofia spontanea delle bands che sfornavano i dischi fino a metà degli anni 90.

Una genuinità artistica e di approccio. Un non compromesso e un non lavoro a tavolino.

Potete certamente vantarvi di essere arrivati fin qui con il solo aiuto della vostra forza di volontà. Cosa pensate invece di chi sceglie la strada facile dei talent show?

Merda totale. I talent show sono l’emblema della volgarità e l’abbattimento del valore della musica stessa. Sono fuorvianti per le persone che vi partecipano che pensano di avere un talento quando il talento si nutre in un percorso non nel vincere un talent show.

Merda totale. Dovrebbero scomparire, essere sabotati e i suoi promotori sciacalli farsi un bell’esame di coscienza.

Ultima domanda, quella di rito: progetti per il futuro?

Suonare dal vivo e continuare a maturare esperienze live.

Lavorare su nuovo materiale per il prossimo disco.

 

Grazie

 


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