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PROFESSIONE HORROR: QUATTRO CHIACCHIERE CON… FEDERICO ZAMPAGLIONE


Vi assicuro: certi “brividi” sono un ottimo rimedio contro il caldo, la noia, lo stress dell’estate e vi risollevano la giornata. E non parlo di quelli provocati dagli spifferi dell’aria condizionata della sala cinematografica; non solo.

 

Quando una sera di venerdì sera decidi di andare al cinema a vedere un bel film horror, un made in Italy, (finalmente!) non penseresti mai e poi mai di trovare lì il regista. Presso il Metropolitan di via Chiaia, Federico Zampaglione ha presentato Tulpa, la sua seconda creatura mostruosa, della quale noi abbiamo parlato un po’ di tempo fa. Federico non è solo bravo professionista ma anche una persona molto alla mano, con cui si può tranquillamente fare una chiacchierata sugli horror e i gialli anni ’70 davanti alla locandina del film. Si sa, tra nostalgici ci si intende. Poi, senza formalismi, decide di concedermi un’intervista: godetevela!

 

 

Federico, artisticamente parlando “nasci”come cantautore con i Tiromancino. Una lunga e fruttuosa carriera ma dall’ultimo album, L’essenziale, sono passati 3 anni. Sei solo in pausa o hai smesso con la musica (in maniera diretta)?

No, assolutamente. Ho un nuovo album pronto che uscirà a inizio 2014. E’ un disco che mi piace molto e rispecchia la vita che ho vissuto in questi ultimi anni. L’ ho registrato con mio fratello Francesco e sento che ha un sapore speciale.

Recentemente sei stato autore di pezzi di nuove reclute del panorama musicale italiano, come Chiara e Noemi. Cosa pensi di questa ondata di esordienti provenienti dai talent show? Fenomeni passeggeri o semplicemente un modo innovativo per scovare nuove voci?

Dipende dai casi, molti svaniscono nel nulla dopo qualche mese ma credo che entrambe Noemi e Chiara abbiano il talento per stare in pista a lungo.

Una domanda che molte volte ti avranno fatto: come è avvenuto il passaggio da cantautore di pezzi romantici, nostalgici e, se vogliamo, “delicati” alla regia di film horror?

E’ stato un outing. L’ horror e’ un genere che seguo sin da ragazzino e ritrovarmi a dirigere questo tipo di film era qualcosa di totalmente inatteso.

L’esperienza con Shadow è stata osannata da alcuni e criticata da altri. C’è chi l’ha definita “la rinascita dell’horror italiano” e chi un flop, nonostante i riconoscimenti internazionali. Una sfida tutto sommato vinta o un azzardo che non ripeteresti?

Shadow è stato complessivamente un successo di critica e pubblico. Lo abbiamo venduto ovunque nel mondo e in molti lo amano. Poi c’è sempre una parte di pubblico che non apprezza ma questo vale su tutto. Non puoi piacere a tutti, ma puoi piacere a molti.

Veniamo a Tulpa. Dopo la parentesi Usa-style di Shadow, hai deciso di concentrare il tutto sull’Italia: cast, location, staff tecnico. Le citazioni nel film sono tantissime, l’atmosfera dei nostri immortali spaghetti-thriller sono papabili, i rituali degli omicidi richiamano Suspiria, Tenerbre, Opera e Profondo Rosso di Dario Argento e molti capolavori di Fulci. Abbiamo addirittura l’assassino vestito di nero e celebrità come Dardano Sacchetti al soggetto. Una scelta calcolata o affettiva?

Direi affettiva, volevo omaggiare il giallo all’italiana degli anni ’70-’80 con tutto il suo immaginario sanguinario, morboso e colorato. Sono cresciuto con quei film ed il cuore ha voluto riportarmi indietro a quelle magiche atmosfere.

Per il doppiaggio hai deciso che gli attori avrebbero recitato in inglese e poi si sarebbero auto-doppiati o sarebbero stati sottotitolati. Quali difficoltà avete incontrato e quali vantaggi avete riscontrato?

Anche nel doppiaggio abbiamo seguito i metodi dell’epoca: attori italiani che recitavano in inglese e poi si ri-doppiavano. Volevo dare anche al doppiaggio quel suono un po’ artigianale che si sentiva nei film di Fulci, Martino ed Argento. In molti hanno pensato che la cosa non fosse voluta e che invece ci fosse qualche battuta fuori sync.

Sappiamo bene che ormai l’Italia non punta più sui film di genere, economicamente parlando. Hai deciso quindi di correre ai ripari in diversi modi per la produzione. Spiegaci quali.

In Italia l’horror che fa un po’ di cassetta è quello americano. Cosi’ come per l’ action, il thriller, i cartoni animati, la fantascienza e i film sui supereroi. Il fatto che certi film siano fatti in America garantisce maggior spettacolarità ed effetti speciali. L’ horror italiano resta un fenomeno molto di nicchia per appassionati e non va mai oltre certi incassi. Avendo ormai seguito queste dinamiche per un tot di anni posso dirti che e’ cosi’. Infatti girerò i miei prossimi film direttamente all’estero. Non mi piace sentirmi limitato quando si può aprire a largo raggio.

Nel film, Lisa si reca al Tulpa per dar sfogo alle sue fantasie, disinibirsi. I Tulpa sono in effetti i demoni che si liberano dal nostro subconscio, secondo la filosofia tibetana. Considerando le numerose scene di sesso estremo, le effusioni saffiche, il furore degli omicidi, quanto dei tuoi Tulpa hai liberato tu?

Molto, credo che in Tulpa ci sia la mia parte più cupa e morbosa .. ho lasciato che venisse fuori giorno per giorno durante le riprese.

Claudia Gerini, tua musa ispiratrice, ha detto che se non ci fossi stato tu, non avrebbe mai partecipato ad un film del genere, poiché nel visionarlo non si è riconosciuta. Come è stato per te, invece, vedere la tua compagna in quelle vesti un po’ particolari?

Ci siamo divertiti a fare un film così folle. In ogni caso per noi due Tulpa è un figlio… un po’ mostruoso ma sempre un figlio.

Nel film abbiamo anche un bravissimo Nuot Arquint nel ruolo di Kiran, proprietario del Tulpa, un personaggio molto inquietante che, in realtà, depista lo spettatore. Hai utlizzato Nuot anche in Shadow. Com’è iniziato il vostro sodalizio?

Anni fa con Shadow. La prima volta che incontrai Arquint, mi ricordo di aver provato un grande senso di inquietudine. E’ un uomo dall’energia davvero misteriosa e disturbante. Siamo al secondo film insieme e posso dirti che e’ un artista vero e mette tutto se stesso in quello che fa.

Hai detto che ti piacerebbe lavorare nel Regno Unito per il tuo prossimo horror. Come mai questa inversione geografica di rotta?

Ti spiegavo prima che il mercato italiano ha altre priorità e se vuoi davvero fare film per un pubblico vasto , devi guardare all’estero .Ho diverse offerte per un prossimo film e sto cercando di capire cosa fare.

Domanda di rito, l’ultima. Progetti per il futuro?

Vorrei per un po’ non fare progetti, ma vivere la vita così alla giornata, per quello che dà. Come diceva il Califfo.

Denise Penna

 

 


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