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Intervista: quattro chiacchiere con Barbara De Rossi


What’s Up ha intervistato per voi una delle attrici più amate del cinema italiano, giunta oramai a festeggiare 38 anni di carriera passati tra set cinematografici, fiction e trasmissioni tv: Barbare De Rossi.

Ultimamente l’abbiamo vista destreggiarsi egregiamente tra la fiction Pupetta (regia di Luciano Odorisio, conclusasi il 20 giugno) in cui interpretava il ruolo di Elvira, e la conduzione di Amore Criminale, andato in onda ogni venerdi dal 3 maggio fino al 7 giugno.

Oltre 30 anni di carriera danno spazio per parlare di tutto e devono essere senza dubbio motivo d’orgoglio, ed è proprio da qui che abbiamo iniziato la nostra intervista.

 

Ciao Barbara, benvenuta su What’s Up! Sono passati più di 30 anni dal tuo debutto sul grande schermo nel 1976, puoi farci un bilancio della tua carriera?

Quest’anno festeggio 38 anni di carriera e sono molto soddisfatta, mi sento gratificata da tutte le cose che ho fatto e le opportunità che ho avuto. Certo oramai io racconto storie che appartengono a donne della mia età, a delle 50enni, solo vorrei fossero approfondite meglio. In Italia si pensa che le donne a 50 anni abbiano “finito la loro vita”, non provino più passioni, non abbiano storie da raccontare e da vivere. Siamo legati allo stereotipo secondo cui a 50 anni una donna ha vissuto ciò che aveva da vivere e non le resta che rimanere a casa con la famiglia. Non sempre viene data l’opportunità di approfondire invece quanto possa essere complesso il ruolo che una donna può avere anche a quest’età, cosa che invece all’estero viene mostrata molto di più.

Ci fai qualche esempio?

Bhè mi vengono in mente subito attrici come Emma Thompson o Diane Keaton che hanno vestito i panni di donne forti che hanno ancora molto da raccontare, che vivono delle storie di lavoro o d’amore, anche a 50 anni.

L’ultimo ruolo da te interpretato è quello di Elvira nella fiction “Pupetta”, il personaggio di una donna molto legata alla famiglia e disposta a tutto per proteggerla. C’è qualche aspetto del suo carattere in cui ti ritrovi?

Elvira è una donna estremamente protettiva che ha una visione della famiglia totale, una donna che ha rinunciato alla sua vita per seguire quella dei fratelli. Anche io sono molto legata alla mia famiglia, ai miei fratelli, e in questo sicuramente mi ritrovo. Certo non so se arriverei a fare un gesto estremo come il suo che per vendicare i fratelli si fa giustizia da sola.

Oltre che in Pupetta recentemente ti abbiamo vista alla conduzione di Amore Criminale. Come hai accolto la proposta quando ti è stata fatta?

Quando mi hanno proposto di condurre il programma ne sono stata veramente felice, avevo seguito ed apprezzato già le edizioni precedenti condotte da Luisa Ranieri e Camila Raznovich che lo conduceva nel 2007, quando ancora non c’era neppure la legge sullo stalcking.

L’avrai apprezzato anche visto il suo impegno in un’associazione a tutela delle donne…

Si, anche se li l’argomento è ancora più ampio, riguarda i diritti di donne e bambini che vanno tutelati sotto tanti punti di vista. Amore Criminale va invece nello specifico raccontando storie di violenza sulle donne, storie vere che purtroppo accadono quasi ogni giorno.

Con questo genere di programmi si rischia spesso di cadere nella spettacolarizzazione del dolore…

In questo caso non è stato cosi, sono riuscita ad evitarlo usando tanto tatto e tanta delicatezza. Sono storie che ti entrano dentro verso le quali non si può essere indifferenti. La prima sera ad esempio ho intervistato una donna la cui figlia, una ragazza di 22 anni, era stata uccisa al poto suo. Un dolore immondo verso il quale non si può rimanere indifferenti e soprattutto verso il quale bisogna portare rispetto.

Eppure non deve essere stato facile trattenere le emozioni scaturite da storie come quelle…

Infatti ti assicuro che non l’ho fatto! I conduttori non riescono ad essere freddi come alcuni giornalisti abituati ad intervistare persone colpite da simili tragedie, non è stato facile riuscire a mantenere il dovuto distacco, ho sfogato altrove, nei camerini!

Ti è capitato di ripensare a queste storie terminata una puntata?

Continuamente, come non farlo? La donna che ho intervistato nella prima puntata ad esempio, l’ho sentita anche dopo, l’ho telefonata per sapere come stava, perché ogni storia ti lascia comunque qualcosa dentro, non si dimentica.

Quest’anno la formula del programma ha previsto che in ogni puntata venisse raccontata prima una storia finita male, poi un’altra storia finita invece bene. Qual’è il motivo della scelta di raccontare due finali diversi per lo stesso fenomeno?

Il programma ha l’obiettivo di informare i telespettatori, di far capire quanto sia breve il passo dallo stalcking che di per se è già grave, all’omicidio. Molte donne che vivono questa condizione pensano di potersela cavare, il programma fa capire che non sempre purtroppo é cosi, a meno che non ci si ribelli. In questo caso ci si può salvare, come è accaduto ad alcune donne che per fortuna hanno capito il rischio che stavano correndo e hanno agito in tempo. Queste storie finite bene vogliono essere un messaggio di speranza, servono a far capire che salvarsi è possibile.

Il tema del femminicidio è purtroppo all’ordine del giorno. Secondo te quali accorgimenti dovrebbero essere presi per contrastarlo?

Dopo aver finito la trasmissione ho avvertito una sorta di impotenza, perché non sapevo cosa fare. La verità è che in Italia riesce difficile far valere le leggi, eppure ci sono. Le forze dell’ordine ad esempio non hanno abbastanza potere, non possono entrare in casa di una persona e sequestrare magari una pistola, senza aver prima superato tanti scogli burocratici. Ci sono state donne che avevano denunciato uomini che le perseguitavano, ma spesso la polizia non è potuta intervenire perché non c’erano sufficienti elementi, e purtroppo altrettanto spesso la cosa si è conclusa con una tragedia.

Dovrebbero esserci leggi molto più severe già per lo stalcking, e non aspettare che vi sia un brutale atto violento per intervenire. Penso che se un uomo ti tormenta con dei messaggi minacciosi, ti segue ovunque, minaccia di morte te e la tua famiglia, é già di per se una cosa molto grave e sufficiente ad indagare su quella persona, ad irrompere a casa sua per farle delle domande. Bisogna potenziare le leggi che già ci sono e crearne delle nuove ad hoc, ecco di cosa abbiamo bisogno.

Hai una figlia che è una giovane donna, ha 17 anni: hai affrontato con lei l’argomento?

Certamente, mia figlia Martina ha visto tutte le puntate della trasmissione e ne abbiamo discusso insieme. Le ho più volte parlato dei pericoli che si possono correre, spiegandole che un uomo che ti molesta, anche solo verbalmente, non può amarti davvero. Le ho spiegato che il modus operandi di questi uomini è quasi sempre lo stesso: isolano la donna da tutto e tutti, l’allontanano dagli amici e dalla famiglia, spesso fanno si che lasci il lavoro per poter essere loro l’unico appiglio rimasto a cui aggrapparsi. Dopo le sommergono di violenze psicologiche. Le ho spiegato che è di questo genere di uomini che bisogna diffidare.

Smorziamo un po’ i toni passando ad un argomento più allegro: presto la vedremo nel film Universitari di federico Moccia, com’è stato lavorare con un regista che con i suoi film e romanzi è divenuto l’idolo delle adolescenti?

Nel film interpreto una madre che ha un rapporto dififcile con la figlia adolescente, vivere quest’esperienza è stato senz’altro bello. Federico poi é anche idolo di mia figlia che infatti è stata contentissima quando ha saputo che avrei preso parte al film. Mi piace lavorare con lui perché ha un modo di descrivere storie di adolecenti molto attento e delicato, come andrebbe sempre fatto .

Un’ultima domanda prima di salutarci: se dovessi scegliere tra la recitazione o la conduzione di un programma, cosa preferiresti?

Che domanda! Scegliere è un parolone, è difficilissimo. La mia carriera è stata votata sempre alla recitazione, io sono un’attrice e le conduttrici brave di certo non mancano. A volte però ci si annoia a fare sempre le stesse cose ed è stimolante fare nuove esperienze. La conduzione di un programma, e parliamo di Amore Criminale, è stata un’esperienza nuova e bella che spero continuerà. Mi piacerebbe poi prendere parte a programmi di interesse sociale, che raccontino qualcosa agli spettatori.

Dunque l’anno prossimo ti ritroveremo alla guida di Amore Criminale?

Penso proprio di si!

 

Grazie Barbara!


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