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Giffoni attesissimo l’incontro con Roberto Saviano


Attesissimo l’incontro con Roberto Saviano

 

Nell’ambito del Giffoni Film Festival é stato sicuramente l’incontro con Roberto Saviano quello più atteso. Tenutosi lo scorso 27 luglio, l’evento è stato seguito anche in diretta streaming da centinaia di persone da tutto il paese e oltre i confini nostrani.

Saviani entra nella gremitissima sala Trouffatut poco dopo le 17.30, completamente circondato dalla sua scorta viene accolto dagli applausi dei ragazzi della giuria e da Manlio Castagna, con lui sul palco a condurre l’incontro.

Subito parte il consueto videomessaggio di “Welcome” che Giffoni riserva sempre ai suoi ospiti, pochi minuti di video in cui si raccontano vita e opere dell’ospite e il perché si trovi li. Stavolta non c’è nessun jingle festoso di sottofondo ed il video appare meno gioioso dei soliti presentati nella cittadella del cinema, ci sono solo delle immagini per ringraziarlo del suo coraggio, forse un po’ lugubri ma comunque in perfetto stile Saviano.

Essere qui, per me che sono campano, è una doppia emozione”, queste le prime parole dello scrittore, visibilmente commosso, che continua: “Per me è incontrare un miracolo, un miracolo del talento. L’entusiasmo del direttore artistico Gubitosi è il petrolio di questa iniziativa. Era tempo che non impattavo con un entusiasmo così”.

In un silenzio quasi surreale Roberto Saviani inizia a parlare raccontando delle mafie, della loro capacità di fondare il potere sul fatto che le persone non hanno più la speranza di riuscire realmente a sconfiggerle. Giffoni, per lui, è già un primo modo per combatterle invece.

Passa poi a raccontare del suo ultimo romanzo, ZeroZeroZero, e racconta di come le mafie riguardino il mondo intero, non solo il Sud Italia.

Si concede anche uno spunto in merito al tema dell’edizione di quest’anno, “Forever young”: “Sempre giovani, significa non arrendersi mai”, ha affermato convinto.

Partono poi le domande dei ragazzi ed è davvero incredibile vedere come i giuriti di ogni età hanno voglia di dire la loro e fare domande.

Uno dei più piccoli gli fa persino un’ammenda, affermando: “secondo me dovresti scrivere libri per bambini prendendo in giro i mafiosi. I tuoi libri sono rivolti troppo ad un pubblico solo adulto”.

Difficile riuscirci, come ha affermato lo stesso scrittore, ma in un Festival che è dedicato ai ragazzi, anche a quelli veramente piccoli, è un’affermazione più che lecita e che fa sorridere.

Un bravo giurato cita Delitto e Castigo di Dostoevskij e gli chiede se si considera una persona straordinaria, a quel punto Roberto risponde cosi: “Se per straordinario intendi una vita al di fuori dell’ordinario, allora ci sono dentro. In realtà, è tutto partito da un processo molto ordinario, quello di scrivere. Poi quando è successo, non sono scappato via, anche se ho pensato talvolta di farlo. Il coraggio non è innato: non ho mai apprezzato la definizione di Manzoni, il coraggio lo coltivi, lo addestri, con la conoscenza, dando spazio alla dignità, anche alla rabbia. Quando poi ti capita una vita ‘fuori dell’ordinario’ o scappi o allevi il coraggio. E io sento di vivere la mia vita allevando il coraggio”.

Racconta che dopo il successo di Gomorra, quando le cose sono iniziate ad essere pericolose, molti governi gli hanno offerto asilo politico, gli era stato proposto di “sparire” in Islanda, l’occasione per poter avere una vita più tranquilla. Il rifiuto è stato dovuto al fatto che non gli andava di dover perdere la sua identità, la forza la trovava nella rabbia e, ha affermato, lo sconforto gli prende specialmente quando realizza che la situazione di isolamento in cui vive non riguarda solo lui ma anche i suoi cari.

Le domande dei ragazzi sono davvero tante e il tempo non basta per ascoltarle tutte, l’ultima prende spunto da una manifestazione a cui Saviano ha partecipato a Tel Aviv qualche anno fa e riguarda lo scontro tra Israele e Palestina. “Il sogno, ha affermato, è quello di vedere due paesi e due popoli”.


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